La trasformazione degli Studi professionali non dipende soltanto dalla tecnologia. La capacità di attrarre, sviluppare e trattenere professionisti qualificati è una delle condizioni decisive per garantire continuità, crescita e qualità dei servizi. Il Capitolo 6 del Barometro dei Commercialisti 2026 analizza le prospettive di assunzione, le difficoltà nel reperire competenze, il ricambio generazionale, il turnover e le politiche di formazione adottate dagli Studi. Il quadro evidenzia una forte tensione sul fronte delle risorse umane: la crescita occupazionale è prudente, la ricerca di talenti è complessa e molti Studi non dispongono ancora di percorsi strutturati per lo sviluppo delle competenze e la continuità generazionale.
Assunzioni: prevale la prudenza, soprattutto negli Studi più piccoli
Le intenzioni di assunzione per i prossimi dodici mesi mostrano un atteggiamento prudente. Il 73,9% degli Studi non prevede nuovi inserimenti, mentre il 24,4% programma di assumere una o due persone. Solo l’1,7% prevede l’ingresso di tre o più collaboratori. Le prospettive cambiano sensibilmente in base alla dimensione. Tra gli Studi con 1-3 collaboratori, l’81,4% non prevede assunzioni. La quota scende al 70,1% nelle strutture con 4-6 collaboratori e al 62,1% in quelle con 7-11 collaboratori. Tra gli Studi con oltre 11 collaboratori, invece, il 61,1% prevede almeno una nuova assunzione. La crescita dell’organico appare quindi concentrata soprattutto nelle realtà più strutturate.
Reperire talenti qualificati è una difficoltà per quasi due Studi su tre
La ricerca di personale qualificato rappresenta una criticità diffusa e trasversale. Il 62,4% degli Studi definisce elevata la difficoltà nel reperire talenti adeguati alle proprie esigenze, mentre il 26,2% la considera media. Solo l’11,4% segnala una difficoltà contenuta. La criticità raggiunge il valore massimo tra gli Studi con 7-11 collaboratori, dove il 75,9% indica un’elevata difficoltà di reperimento.
Il dato suggerisce che la questione non riguardi soltanto la disponibilità di candidati, ma anche la capacità degli Studi di presentare condizioni economiche e professionali competitive e di rafforzare la propria attrattività come luogo di lavoro.
I profili fiscali e contabili sono i più difficili da trovare
Le maggiori difficoltà si concentrano nelle competenze direttamente collegate alle attività core degli Studi. I professionisti dell’area fiscale sono i più difficili da reperire, indicati dal 38,6% degli intervistati, seguiti a brevissima distanza dai profili dell’area contabile, con il 38,4%. Seguono i profili amministrativi (17,3%), i professionisti dell’area lavoro e gestione del personale (13,6%) e le figure con competenze nel controllo di gestione (11,6%). Le professionalità in ambito ESG e privacy vengono citate rispettivamente dal 4,1% e dal 2%. La domanda di competenze continua quindi a concentrarsi sulle aree tradizionalmente centrali per l’operatività dello Studio, proprio quelle in cui il mercato del lavoro appare più teso.