Fisco, Contabilità e Paghe 19 ottobre, 2026

Commercialisti e consulenza: come evolve la relazione tra Studi e clienti

Dopo aver analizzato il profilo degli Studi e quello dei loro clienti, il Barometro dei Commercialisti 2026 entra nel cuore della relazione professionale: quali servizi vengono offerti, quanto spazio occupa la consulenza strategica e come cambia il rapporto con la clientela.
Il Capitolo 3 restituisce un quadro in cui le attività fiscali e contabili continuano a costituire il nucleo dell’offerta. Accanto ai servizi tradizionali emergono però segnali di evoluzione verso attività a maggior valore aggiunto, anche se la consulenza viene ancora spesso attivata in risposta a esigenze specifiche del cliente anziché proposta in modo sistematico.


Dai servizi tradizionali alla consulenza a valore aggiunto

Oltre ai tradizionali servizi di consulenza contabile e fiscale, gestione fiscale e dichiarazione dei redditi, gli Studi stanno ampliando la propria offerta con attività più specialistiche.
Tra i servizi aggiuntivi più erogati figurano le pratiche burocratiche, le notifiche elettroniche e i certificati digitali, indicati dal 28,6% degli Studi. Seguono la revisione contabile, con il 22%, e la gestione e pianificazione finanziaria, di bilancio e patrimoniale, con il 21,4%.
Un ulteriore 19,1% offre consulenza per la creazione di nuove imprese o nuove linee di business, mentre il 13,4% indica la consulenza relativa alle modifiche normative.
I dati mostrano quindi come, accanto agli adempimenti, inizi a trovare spazio un’offerta più orientata alla pianificazione, allo sviluppo del business e al supporto decisionale delle imprese.

La consulenza è presente, ma non sempre proattiva

Uno dei passaggi più interessanti riguarda il modo in cui gli Studi propongono la consulenza ai propri clienti.
Alla domanda sul grado di proattività, il 32,7% degli intervistati si colloca sui livelli più elevati della scala di valutazione, mentre il 40,5% si posiziona su un livello intermedio. Il 26,8% riconosce invece un approccio poco o per nulla proattivo.
La dimensione dello Studio incide in modo significativo: tra le realtà con oltre 11 collaboratori, il 52,3% dichiara un approccio fortemente proattivo, mentre la quota scende al 31,1% negli Studi con 1-3 collaboratori.
Il quadro suggerisce una professione in transizione: per molti Studi la consulenza è già parte dell’offerta, ma esiste ancora spazio per trasformarla in una relazione più continuativa, pianificata e capace di anticipare le esigenze del cliente.

Il tempo degli Studi è ancora concentrato sui servizi tradizionali

La distribuzione del tempo di lavoro rende ancora più evidente il peso delle attività operative.
Il 41,2% degli Studi dedica oltre il 75% del proprio tempo ai servizi tradizionali, mentre un ulteriore 31,6% vi destina tra il 51% e il 75%. Nel complesso, oltre sette Studi su dieci concentrano quindi la maggior parte delle proprie risorse sulle attività fiscali, contabili e amministrative.
La consulenza strategica occupa invece uno spazio più contenuto: il 54,6% degli Studi vi dedica meno del 25% del proprio tempo e il 34% una quota compresa tra il 25% e il 50%. Solo l’11,4% destina alla consulenza più della metà del proprio tempo.
È una distanza significativa tra il potenziale della consulenza e il tempo che gli Studi riescono concretamente a dedicarle. Recuperare capacità operativa può quindi diventare una condizione importante per sviluppare servizi a maggiore valore aggiunto.

Cosa chiedono oggi i clienti ai Commercialisti?

Le richieste della clientela rimangono ancora fortemente collegate alla gestione degli adempimenti e delle scadenze.
Il 56,1% degli Studi indica tra i servizi più richiesti la predisposizione di report fiscali e contabili, mentre il 54,3% segnala i promemoria relativi agli obblighi fiscali e contributivi.
Accanto a queste attività emerge però un segnale interessante: il 37,5% registra richieste di servizi di simulazione e analisi previsionali, come scenari fiscali, proiezioni economico-finanziarie e valutazioni di impatto.
Seguono l’elaborazione delle paghe (22,7%), il supporto a bandi e finanza agevolata (15,7%) e l’accesso a portali clienti per consultare e condividere documentazione (15,5%).
La domanda resta quindi ancorata alle esigenze operative, ma iniziano a emergere spazi concreti per servizi che aiutano le imprese a interpretare i dati e pianificare le decisioni future.

Customer satisfaction: il rapporto è diretto, ma poco misurato

La relazione personale rappresenta uno degli elementi caratteristici degli Studi professionali. Quando si tratta di misurarne la qualità, tuttavia, prevalgono ancora modalità informali.
Il 49,7% degli Studi dichiara di valutare la soddisfazione attraverso il contatto diretto con i clienti, mentre il 47,2% non utilizza alcuna modalità specifica di rilevazione. Solo il 3,1% ricorre a strumenti strutturati per misurare la customer satisfaction.
La dimensione dello Studio produce anche in questo caso differenze: tra le realtà con oltre 11 collaboratori, il 9,5% utilizza sistemi strutturati di rilevazione della soddisfazione, una quota superiore rispetto agli altri segmenti.
Formalizzare maggiormente l’ascolto del cliente può offrire agli Studi dati utili per comprendere bisogni, criticità e opportunità di sviluppo della relazione.

Il confronto strategico con il cliente è ancora poco strutturato

Un altro indicatore importante riguarda la presenza di momenti programmati di confronto sul business del cliente, come revisioni annuali, incontri strategici o verifiche periodiche.
Il 42,2% degli Studi organizza questi momenti soltanto con alcuni clienti, il 25,2% esclusivamente su richiesta e il 17,2% non li prevede mai. Solo il 15,4% li realizza in modo sistematico con l’intera clientela.
Negli Studi con oltre 11 collaboratori la quota di chi programma incontri periodici con tutti i clienti sale al 28,6%, mentre tra le strutture con 1-3 collaboratori si ferma al 10,6%.
Il dato evidenzia uno spazio di evoluzione importante: passare da una relazione prevalentemente reattiva a un confronto più programmato può rafforzare il ruolo del Commercialista come interlocutore strategico dell’impresa.

Verso un modello di Studio più consulenziale

Il Capitolo 3 del Barometro dei Commercialisti 2026 fotografa quindi un settore in cui i servizi tradizionali rimangono centrali, sia per il tempo assorbito sia per le richieste dei clienti.
Allo stesso tempo emergono segnali chiari: simulazioni e analisi previsionali trovano spazio nella domanda, gli Studi più strutturati mostrano una maggiore proattività consulenziale e alcune realtà stanno formalizzando maggiormente il monitoraggio della soddisfazione e gli incontri strategici con la clientela.
La sfida sarà trasformare questi segnali in un modello di relazione capace di affiancare agli adempimenti una consulenza più continuativa, proattiva e orientata alle decisioni.
Quali leve possono sostenere questa evoluzione? Come stanno cambiando i ricavi degli Studi e dove si concentrano le maggiori opportunità di crescita? Il Barometro approfondisce questi temi nel capitolo dedicato al modello di business.

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Barometro dei Commercialisti
Dati, trend e prospettive per capire come sta evolvendo la professione e quali sfide attendono gli studi professionali.
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