Dopo aver analizzato il profilo degli Studi e quello dei loro clienti, il Barometro dei Commercialisti 2026 entra nel cuore della relazione professionale: quali servizi vengono offerti, quanto spazio occupa la consulenza strategica e come cambia il rapporto con la clientela.
Il Capitolo 3 restituisce un quadro in cui le attività fiscali e contabili continuano a costituire il nucleo dell’offerta. Accanto ai servizi tradizionali emergono però segnali di evoluzione verso attività a maggior valore aggiunto, anche se la consulenza viene ancora spesso attivata in risposta a esigenze specifiche del cliente anziché proposta in modo sistematico.
Dai servizi tradizionali alla consulenza a valore aggiunto
Oltre ai tradizionali servizi di consulenza contabile e fiscale, gestione fiscale e dichiarazione dei redditi, gli Studi stanno ampliando la propria offerta con attività più specialistiche.
Tra i servizi aggiuntivi più erogati figurano le pratiche burocratiche, le notifiche elettroniche e i certificati digitali, indicati dal 28,6% degli Studi. Seguono la revisione contabile, con il 22%, e la gestione e pianificazione finanziaria, di bilancio e patrimoniale, con il 21,4%.
Un ulteriore 19,1% offre consulenza per la creazione di nuove imprese o nuove linee di business, mentre il 13,4% indica la consulenza relativa alle modifiche normative.
I dati mostrano quindi come, accanto agli adempimenti, inizi a trovare spazio un’offerta più orientata alla pianificazione, allo sviluppo del business e al supporto decisionale delle imprese.
La consulenza è presente, ma non sempre proattiva
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il modo in cui gli Studi propongono la consulenza ai propri clienti.
Alla domanda sul grado di proattività, il 32,7% degli intervistati si colloca sui livelli più elevati della scala di valutazione, mentre il 40,5% si posiziona su un livello intermedio. Il 26,8% riconosce invece un approccio poco o per nulla proattivo.
La dimensione dello Studio incide in modo significativo: tra le realtà con oltre 11 collaboratori, il 52,3% dichiara un approccio fortemente proattivo, mentre la quota scende al 31,1% negli Studi con 1-3 collaboratori.
Il quadro suggerisce una professione in transizione: per molti Studi la consulenza è già parte dell’offerta, ma esiste ancora spazio per trasformarla in una relazione più continuativa, pianificata e capace di anticipare le esigenze del cliente.
Il tempo degli Studi è ancora concentrato sui servizi tradizionali
La distribuzione del tempo di lavoro rende ancora più evidente il peso delle attività operative.
Il 41,2% degli Studi dedica oltre il 75% del proprio tempo ai servizi tradizionali, mentre un ulteriore 31,6% vi destina tra il 51% e il 75%. Nel complesso, oltre sette Studi su dieci concentrano quindi la maggior parte delle proprie risorse sulle attività fiscali, contabili e amministrative.
La consulenza strategica occupa invece uno spazio più contenuto: il 54,6% degli Studi vi dedica meno del 25% del proprio tempo e il 34% una quota compresa tra il 25% e il 50%. Solo l’11,4% destina alla consulenza più della metà del proprio tempo.
È una distanza significativa tra il potenziale della consulenza e il tempo che gli Studi riescono concretamente a dedicarle. Recuperare capacità operativa può quindi diventare una condizione importante per sviluppare servizi a maggiore valore aggiunto.
Cosa chiedono oggi i clienti ai Commercialisti?
Le richieste della clientela rimangono ancora fortemente collegate alla gestione degli adempimenti e delle scadenze.
Il 56,1% degli Studi indica tra i servizi più richiesti la predisposizione di report fiscali e contabili, mentre il 54,3% segnala i promemoria relativi agli obblighi fiscali e contributivi.
Accanto a queste attività emerge però un segnale interessante: il 37,5% registra richieste di servizi di simulazione e analisi previsionali, come scenari fiscali, proiezioni economico-finanziarie e valutazioni di impatto.
Seguono l’elaborazione delle paghe (22,7%), il supporto a bandi e finanza agevolata (15,7%) e l’accesso a portali clienti per consultare e condividere documentazione (15,5%).
La domanda resta quindi ancorata alle esigenze operative, ma iniziano a emergere spazi concreti per servizi che aiutano le imprese a interpretare i dati e pianificare le decisioni future.