Fisco, Contabilità e Paghe 23 ottobre, 2026

Commercialisti in Italia: esperienza, dimensioni e sfide per il futuro

Gli Studi professionali italiani possono contare su un patrimonio importante: esperienza, competenze consolidate e una lunga presenza sul mercato. Allo stesso tempo, si trovano davanti ad alcune sfide destinate a incidere profondamente sul futuro della professione, dal ricambio generazionale alla sostenibilità dei carichi di lavoro, fino all’evoluzione del modello di business.
È la fotografia che emerge dal primo capitolo del Barometro dei Commercialisti 2026, la ricerca di Wolters Kluwer basata su un’indagine online che ha raccolto 440 risposte da un campione rappresentativo di Studi professionali, con l’obiettivo di comprendere bisogni, criticità e direzioni evolutive del settore.
Ma qual è, oggi, il profilo degli Studi professionali italiani?


Una professione costruita sull’esperienza

Il primo dato che emerge con forza riguarda l’età dei professionisti.
Il 37,5% degli intervistati ha tra 51 e 60 anni e un ulteriore 33,1% ha più di 60 anni. Complessivamente, quindi, più di sette professionisti su dieci hanno superato i 50 anni. I professionisti con meno di 30 anni rappresentano invece appena il 3,9% del campione.
A confermare il peso dell’esperienza è anche l’anzianità professionale: il 71,1% esercita la professione da oltre 21 anni, mentre solo il 9,8% ha meno di dieci anni di attività. Inoltre, l’80,7% degli intervistati è titolare o socio dello Studio.
Il quadro restituisce quindi una professione con solide competenze ed esperienza, ma pone contemporaneamente una questione decisiva: come garantire un adeguato ricambio generazionale nei prossimi anni?

Ricambio generazionale: una sfida già visibile

Il tema non riguarda soltanto i titolari.
Anche osservando l’età dei collaboratori emerge una presenza relativamente contenuta delle generazioni più giovani. Il gruppo più numeroso è quello tra 36 e 45 anni, pari al 35,9%, seguito dai collaboratori tra 46 e 55 anni, che rappresentano il 34,3%. I profili tra 25 e 35 anni costituiscono invece il 13,7%.
È uno dei segnali più importanti restituiti dal Barometro: alla solidità costruita nel tempo dagli Studi si affianca la necessità di assicurare continuità, trasferimento delle competenze e ingresso di nuove generazioni nella professione.
Il tema comincia a riflettersi anche nelle decisioni sul futuro degli Studi. Tra le realtà che prevedono operazioni societarie o organizzative nel breve periodo, il pensionamento del titolare o dei soci è la motivazione più citata, con il 41,4%, mentre il 20,7% indica la mancanza di ricambio generazionale.

Studi piccoli, ma con una lunga storia alle spalle

Un’altra caratteristica distintiva riguarda le dimensioni delle strutture.
Il 57,8% degli Studi conta da 1 a 3 collaboratori stabili e il 26,4% ne conta da 4 a 6. Nel complesso, quindi, oltre l’84% opera con team fino a sei persone.
Piccole dimensioni non significano però una presenza recente sul mercato. Al contrario, il 54,9% degli Studi è operativo da più di 30 anni e un ulteriore 25,7% ha tra 21 e 30 anni di attività. Solo il 6,3% è nato da meno di dieci anni.
Anche il fatturato riflette la prevalenza di strutture contenute: il 58,1% degli Studi fattura meno di 200.000 euro all’anno. La fascia più rappresentata è quella compresa tra 201.000 e 500.000 euro, nella quale rientra il 26,7% degli Studi.
Ne emerge quindi un settore caratterizzato da realtà spesso piccole, ma fortemente consolidate nel tempo.

Fatturato: tra stabilità e differenze legate alla dimensione

Sul fronte economico non emerge una dinamica uniforme.
Nell’ultimo anno il 38% degli Studi ha mantenuto stabile il proprio fatturato, mentre il 27,8% dichiara una crescita. Il 34,3% registra invece una contrazione.
La dimensione dello Studio sembra fare la differenza: tra le strutture con più di 11 collaboratori, il 73,7% ha registrato una crescita, mentre gli Studi con 1-3 collaboratori concentrano la quota più elevata di forti diminuzioni, con il 18,2% che segnala un calo superiore al 10%.
Interessante anche il rapporto tra adempimenti e consulenza. Per il 38,8% degli Studi la consulenza genera meno del 20% del fatturato e, complessivamente, per il 74,9% pesa meno del 40% dei ricavi.
È un dato che apre uno dei temi centrali per l’evoluzione della professione: trovare maggiore spazio per attività consulenziali a valore aggiunto accanto ai servizi tradizionali.

Il nodo della redditività: aumentano i costi, ma non sempre le tariffe

Alle trasformazioni strutturali si aggiunge la pressione economica.
Il 70,7% degli Studi dichiara di non aver aumentato le proprie tariffe negli ultimi dodici mesi. E proprio la difficoltà di trasferire ai clienti l’aumento dei costi rappresenta il problema economico più citato, segnalato dal 44,8% degli intervistati. Seguono la morosità dei clienti, indicata dal 37,3%, e la ridotta redditività delle attività a tariffa fissa, con il 26,6%.
Questi numeri mostrano quanto il tema della sostenibilità economica dello Studio non dipenda soltanto dalla capacità di generare fatturato, ma anche dalla valorizzazione dei servizi offerti e dalla gestione della marginalità.

Tempo e carico di lavoro: la sostenibilità della professione

C’è infine un’altra risorsa particolarmente preziosa per gli Studi: il tempo.
Il 51,8% dei professionisti dichiara di lavorare mediamente tra 40 e 50 ore alla settimana, il 22,4% tra 51 e 60 ore e il 9,4% oltre 61 ore. Parallelamente, il 35,3% valuta come basso o molto basso il proprio equilibrio tra vita personale e professionale.
A occupare maggiormente il tempo rimangono soprattutto le attività tradizionali: adempimenti fiscali e contabilità figurano tra le prime due attività rispettivamente per il 65,6% e il 65,1% degli intervistati. Seguono la gestione dello Studio, dei bilanci e dei clienti.
È qui che uno dei grandi interrogativi sul futuro della professione diventa particolarmente concreto: come recuperare tempo da destinare ad attività a maggiore valore per lo Studio e per i suoi clienti?

Un settore solido che deve prepararsi al cambiamento

Il primo capitolo del Barometro restituisce, dunque, l’immagine di un settore con radici profonde. Studi longevi, professionisti con una forte esperienza e strutture consolidate rappresentano elementi di solidità.
Allo stesso tempo, ricambio generazionale, sostenibilità economica, organizzazione del lavoro e capacità di evolvere verso attività a maggior valore aggiunto delineano alcune delle sfide con cui gli Studi dovranno confrontarsi.
E questa è solo una parte della fotografia.
Come stanno cambiando i clienti degli Studi? Quanto sono digitalizzati i Commercialisti italiani? Quale spazio stanno conquistando cloud e Intelligenza Artificiale? E quali saranno le competenze decisive per il futuro della professione?
Il Barometro dei Commercialisti 2026 approfondisce questi temi attraverso dati, analisi e contributi di esperti, offrendo una visione complessiva dell’evoluzione degli Studi professionali italiani.

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Barometro dei Commercialisti
Dati, trend e prospettive per capire come sta evolvendo la professione e quali sfide attendono gli studi professionali.
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