Gli Studi professionali italiani possono contare su un patrimonio importante: esperienza, competenze consolidate e una lunga presenza sul mercato. Allo stesso tempo, si trovano davanti ad alcune sfide destinate a incidere profondamente sul futuro della professione, dal ricambio generazionale alla sostenibilità dei carichi di lavoro, fino all’evoluzione del modello di business.
È la fotografia che emerge dal primo capitolo del Barometro dei Commercialisti 2026, la ricerca di Wolters Kluwer basata su un’indagine online che ha raccolto 440 risposte da un campione rappresentativo di Studi professionali, con l’obiettivo di comprendere bisogni, criticità e direzioni evolutive del settore.
Ma qual è, oggi, il profilo degli Studi professionali italiani?
Una professione costruita sull’esperienza
Il primo dato che emerge con forza riguarda l’età dei professionisti.Il 37,5% degli intervistati ha tra 51 e 60 anni e un ulteriore 33,1% ha più di 60 anni. Complessivamente, quindi, più di sette professionisti su dieci hanno superato i 50 anni. I professionisti con meno di 30 anni rappresentano invece appena il 3,9% del campione.
A confermare il peso dell’esperienza è anche l’anzianità professionale: il 71,1% esercita la professione da oltre 21 anni, mentre solo il 9,8% ha meno di dieci anni di attività. Inoltre, l’80,7% degli intervistati è titolare o socio dello Studio.
Il quadro restituisce quindi una professione con solide competenze ed esperienza, ma pone contemporaneamente una questione decisiva: come garantire un adeguato ricambio generazionale nei prossimi anni?
Ricambio generazionale: una sfida già visibile
Il tema non riguarda soltanto i titolari.Anche osservando l’età dei collaboratori emerge una presenza relativamente contenuta delle generazioni più giovani. Il gruppo più numeroso è quello tra 36 e 45 anni, pari al 35,9%, seguito dai collaboratori tra 46 e 55 anni, che rappresentano il 34,3%. I profili tra 25 e 35 anni costituiscono invece il 13,7%.
È uno dei segnali più importanti restituiti dal Barometro: alla solidità costruita nel tempo dagli Studi si affianca la necessità di assicurare continuità, trasferimento delle competenze e ingresso di nuove generazioni nella professione.
Il tema comincia a riflettersi anche nelle decisioni sul futuro degli Studi. Tra le realtà che prevedono operazioni societarie o organizzative nel breve periodo, il pensionamento del titolare o dei soci è la motivazione più citata, con il 41,4%, mentre il 20,7% indica la mancanza di ricambio generazionale.
Studi piccoli, ma con una lunga storia alle spalle
Un’altra caratteristica distintiva riguarda le dimensioni delle strutture.
Il 57,8% degli Studi conta da 1 a 3 collaboratori stabili e il 26,4% ne conta da 4 a 6. Nel complesso, quindi, oltre l’84% opera con team fino a sei persone.
Piccole dimensioni non significano però una presenza recente sul mercato. Al contrario, il 54,9% degli Studi è operativo da più di 30 anni e un ulteriore 25,7% ha tra 21 e 30 anni di attività. Solo il 6,3% è nato da meno di dieci anni.
Anche il fatturato riflette la prevalenza di strutture contenute: il 58,1% degli Studi fattura meno di 200.000 euro all’anno. La fascia più rappresentata è quella compresa tra 201.000 e 500.000 euro, nella quale rientra il 26,7% degli Studi.
Ne emerge quindi un settore caratterizzato da realtà spesso piccole, ma fortemente consolidate nel tempo.