La trasformazione digitale degli Studi professionali è già in corso. Software gestionali, soluzioni cloud e strumenti di automazione fanno ormai parte dell’attività quotidiana di molte realtà, ma il livello di maturità tecnologica rimane eterogeneo. Il Capitolo 5 del Barometro dei Commercialisti 2026 analizza proprio questo percorso: quanto sono digitalizzati gli Studi, come dialogano tra loro le applicazioni utilizzate, quanto è diffuso il cloud e, soprattutto, quale spazio sta conquistando l’Intelligenza Artificiale.
Il quadro è quello di un settore in transizione. La tecnologia è diffusa, ma integrazione, competenze e capacità di incorporare l’innovazione nei processi rappresentano ancora aree decisive di sviluppo
Digitalizzazione: la maggioranza degli Studi è a metà del percorso
Alla richiesta di valutare il proprio livello di digitalizzazione su una scala da 1 a 5, il 55% degli Studi si colloca al livello 3: utilizza diversi strumenti digitali nelle attività principali, ma senza una piena integrazione tra i sistemi. Il 26,9% raggiunge il livello 4, caratterizzato da processi ampiamente digitalizzati e automatizzati, mentre il 4,7% dichiara di essere completamente digitalizzato. Sul versante opposto, l’11,9% si colloca al livello 2 e l’1,5% al livello minimo. Le dimensioni contano: negli Studi con oltre 11 collaboratori, il 40% raggiunge i livelli 4 e 5, rispetto al 29% delle strutture con 1-3 collaboratori. Al livello massimo di digitalizzazione, la distanza è ancora più evidente: 15% tra gli Studi più grandi contro il 3,8% tra quelli più piccoli.Software diffusi, ma l’integrazione resta una sfida
La maggior parte degli Studi lavora con un ecosistema tecnologico relativamente contenuto. Il 43,1% utilizza due software diversi, il 28,1% una sola soluzione e il 19,4% tre applicativi. Solo il 9,4% ne utilizza quattro o più. Oltre agli strumenti tradizionalmente utilizzati per adempimenti fiscali, fatturazione elettronica e contabilità, il software per la gestione e redazione del bilancio è citato dal 51,4% degli intervistati. Le applicazioni orientate a collaborazione, analisi avanzata e relazione commerciale risultano invece meno diffuse. Sul fronte dell’integrazione, quasi uno Studio su due, il 49,5%, valuta i propri sistemi come ampiamente o completamente integrati. Il restante 50,5% riconosce invece un livello di interconnessione insufficiente o soltanto parziale. Avere software non significa quindi necessariamente disporre di un ecosistema digitale pienamente connesso. Proprio la capacità dei sistemi di dialogare può diventare determinante per sfruttare automazione, dati e Intelligenza Artificiale in modo più strutturato.
Cloud: tra modelli ibridi e Studi completamente online
Il cloud è già una componente rilevante dell’infrastruttura tecnologica degli Studi. Il 35,7% dichiara di operare interamente in cloud, mentre il 42,1% utilizza un modello ibrido che combina applicazioni installate localmente e soluzioni online. Il 22,2% lavora invece ancora senza applicazioni cloud.
Anche qui emerge una differenza legata alla dimensione: il 44,4% degli Studi con oltre 11 collaboratori opera già interamente in cloud, mentre tra le strutture con 1-3 collaboratori il 28,8% continua a lavorare esclusivamente con sistemi locali. Tra i rischi percepiti, la preoccupazione più citata è la possibile perdita del contatto personale con i clienti, indicata dal 37,3% degli intervistati, seguita dalla necessità di formare il personale (33%) e dalla sensazione di minore controllo sulle informazioni (30,9%).