Fisco, Contabilità e Paghe 20 ottobre, 2026

Intelligenza Artificiale e digitalizzazione negli Studi professionali

La trasformazione digitale degli Studi professionali è già in corso. Software gestionali, soluzioni cloud e strumenti di automazione fanno ormai parte dell’attività quotidiana di molte realtà, ma il livello di maturità tecnologica rimane eterogeneo. Il Capitolo 5 del Barometro dei Commercialisti 2026 analizza proprio questo percorso: quanto sono digitalizzati gli Studi, come dialogano tra loro le applicazioni utilizzate, quanto è diffuso il cloud e, soprattutto, quale spazio sta conquistando l’Intelligenza Artificiale.
Il quadro è quello di un settore in transizione. La tecnologia è diffusa, ma integrazione, competenze e capacità di incorporare l’innovazione nei processi rappresentano ancora aree decisive di sviluppo


Digitalizzazione: la maggioranza degli Studi è a metà del percorso

Alla richiesta di valutare il proprio livello di digitalizzazione su una scala da 1 a 5, il 55% degli Studi si colloca al livello 3: utilizza diversi strumenti digitali nelle attività principali, ma senza una piena integrazione tra i sistemi. Il 26,9% raggiunge il livello 4, caratterizzato da processi ampiamente digitalizzati e automatizzati, mentre il 4,7% dichiara di essere completamente digitalizzato. Sul versante opposto, l’11,9% si colloca al livello 2 e l’1,5% al livello minimo. Le dimensioni contano: negli Studi con oltre 11 collaboratori, il 40% raggiunge i livelli 4 e 5, rispetto al 29% delle strutture con 1-3 collaboratori. Al livello massimo di digitalizzazione, la distanza è ancora più evidente: 15% tra gli Studi più grandi contro il 3,8% tra quelli più piccoli.

Software diffusi, ma l’integrazione resta una sfida

La maggior parte degli Studi lavora con un ecosistema tecnologico relativamente contenuto. Il 43,1% utilizza due software diversi, il 28,1% una sola soluzione e il 19,4% tre applicativi. Solo il 9,4% ne utilizza quattro o più. Oltre agli strumenti tradizionalmente utilizzati per adempimenti fiscali, fatturazione elettronica e contabilità, il software per la gestione e redazione del bilancio è citato dal 51,4% degli intervistati. Le applicazioni orientate a collaborazione, analisi avanzata e relazione commerciale risultano invece meno diffuse. Sul fronte dell’integrazione, quasi uno Studio su due, il 49,5%, valuta i propri sistemi come ampiamente o completamente integrati. Il restante 50,5% riconosce invece un livello di interconnessione insufficiente o soltanto parziale. Avere software non significa quindi necessariamente disporre di un ecosistema digitale pienamente connesso. Proprio la capacità dei sistemi di dialogare può diventare determinante per sfruttare automazione, dati e Intelligenza Artificiale in modo più strutturato.

Cloud: tra modelli ibridi e Studi completamente online

Il cloud è già una componente rilevante dell’infrastruttura tecnologica degli Studi. Il 35,7% dichiara di operare interamente in cloud, mentre il 42,1% utilizza un modello ibrido che combina applicazioni installate localmente e soluzioni online. Il 22,2% lavora invece ancora senza applicazioni cloud.
Anche qui emerge una differenza legata alla dimensione: il 44,4% degli Studi con oltre 11 collaboratori opera già interamente in cloud, mentre tra le strutture con 1-3 collaboratori il 28,8% continua a lavorare esclusivamente con sistemi locali. Tra i rischi percepiti, la preoccupazione più citata è la possibile perdita del contatto personale con i clienti, indicata dal 37,3% degli intervistati, seguita dalla necessità di formare il personale (33%) e dalla sensazione di minore controllo sulle informazioni (30,9%).

 

Intelligenza Artificiale: conoscenza diffusa, maturità ancora iniziale

L’Intelligenza Artificiale è entrata nell’orizzonte degli Studi, ma per la maggioranza si trova ancora in una fase iniziale di conoscenza e sperimentazione.
Il 63,3% dichiara di possedere una formazione di base sull’IA, mentre il 26,9% afferma che questo ambito non è ancora presidiato in modo strutturato. Solo il 9,7% dichiara competenze approfondite. Parallelamente, il 55,3% degli Studi segnala che il software gestionale utilizzato dispone già di funzionalità basate sull’Intelligenza Artificiale.
Le realtà più strutturate mostrano livelli di maturità superiori: negli Studi con oltre 11 collaboratori la quota di competenze approfondite raggiunge il 16,7%.

Dove viene già utilizzata l’IA negli Studi?

Tra gli Studi che hanno introdotto strumenti di Intelligenza Artificiale, gli utilizzi si concentrano soprattutto nelle attività più vicine al core business professionale.
La contabilità è l’ambito più citato, con il 24,5%, seguita dall’analisi dei dati (22,3%) e dagli adempimenti fiscali (22%). Il 19,3% utilizza inoltre l’IA a supporto della consulenza strategica.
La redazione di report e statistiche e il miglioramento della comunicazione con i clienti vengono entrambi indicati dal 16,1%, mentre la gestione documentale raggiunge il 12,5%.
L’adozione appare quindi oggi maggiormente orientata all’efficienza e al supporto operativo, mentre le applicazioni a più elevato contenuto strategico hanno ancora spazio per svilupparsi.

Più della metà degli Studi che usa l’IA rileva un risparmio di tempo

Uno degli effetti più concreti riguarda la produttività. Complessivamente, il 51,3% degli Studi attribuisce all’Intelligenza Artificiale un risparmio di tempo misurabile.
Il 28,2% stima un beneficio compreso tra una e tre ore alla settimana, il 14,3% tra quattro e otto ore e l’8,8% oltre otto ore settimanali. Il 21,4% non registra ancora un beneficio significativo e il 27,3% non è in grado di quantificarne l’impatto.
Il dato mette in evidenza non soltanto il potenziale dell’IA, ma anche la necessità di misurarne in modo più strutturato gli effetti su tempi e processi.

Le barriere all’IA sono soprattutto organizzative

La principale barriera all’adozione dell’Intelligenza Artificiale è la mancanza di tempo da dedicare alla formazione, indicata dal 33,9% degli Studi. Seguono il timore di errori e delle relative responsabilità professionali o legali (29,1%), la complessità di integrazione con i sistemi esistenti (23,9%) e il costo delle soluzioni (21,4%).
La resistenza del personale al cambiamento si ferma invece al 10,5%, risultando la barriera meno citata.
Il tema centrale non sembra quindi essere soltanto l’accettazione della tecnologia, ma la capacità di creare competenze, governance e integrazione sufficienti per adottarla in modo efficace e controllato.

L’85,8% prevede un impatto rilevante dell’IA sulla professione

Quando lo sguardo si sposta ai prossimi tre anni, le aspettative diventano particolarmente significative. Il 40,7% degli intervistati prevede una trasformazione importante della professione legata all’IA, mentre il 45,1% si aspetta un’evoluzione graduale ma comunque rilevante. Solo il 14,1% ipotizza un impatto minimo.
Complessivamente, l’85,8% degli intervistati ritiene quindi che l’Intelligenza Artificiale avrà un impatto rilevante sulla professione nei prossimi tre anni.
La prospettiva che emerge dal Barometro non è quella di una semplice sostituzione del lavoro professionale. Il 38,4% ritiene infatti che l’IA non sostituirà direttamente le attività dello Studio, ma contribuirà soprattutto a renderle più efficienti.

Tecnologia e competenze per lo Studio del futuro

Il Capitolo 5 del Barometro dei Commercialisti 2026 racconta quindi una professione che ha già intrapreso il percorso digitale, ma che deve ancora consolidare integrazione, competenze e capacità di misurare il valore generato dalle nuove tecnologie. Cloud e Intelligenza Artificiale possono contribuire a rendere il lavoro più efficiente e a liberare risorse da destinare alle attività a maggiore valore. Perché questo potenziale si traduca in risultati concreti, tecnologia e organizzazione devono però evolvere insieme.
Il vero punto di arrivo non è semplicemente uno Studio con più strumenti digitali, ma uno Studio capace di utilizzarli per lavorare in modo più integrato, sostenibile e orientato alla consulenza.
E accanto alla tecnologia rimane un’altra variabile decisiva: le persone. Competenze, attrazione dei talenti e ricambio generazionale sono al centro del capitolo successivo del Barometro.

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