L’approvazione della legge di bilancio 2026 delinea un quadro fiscale improntato alla continuità strutturale, ma con significativi interventi correttivi volti a sostenere il potere d'acquisto e la competitività delle piccole partite IVA. Per i professionisti del settore economico-amministrativo, comprendere la portata di queste misure è fondamentale per offrire una consulenza proattiva.
Dopo una prima analisi generale della manovra — già approfondita nell’articolo dedicato alle novità fiscali 2026 per commercialisti — l’obiettivo di questo approfondimento è fornire una lettura tecnica delle misure, chiarendo cosa cambia davvero e quali sono gli impatti operativi per contribuenti, imprese e consulenti. In questo scenario, quali sono i pilastri che le aziende e gli studi professionali devono monitorare con maggiore attenzione? Le novità della legge di bilancio 2026 si concentrano su due binari paralleli: la stabilizzazione di requisiti e soglie di accesso per i lavoratori autonomi forfettari e la rimodulazione dell'IRPEF, che incide direttamente sul costo del lavoro e sulla pianificazione fiscale di fine anno.
Regime forfettario: quali sono le novità con la manovra 2026?
La legge di bilancio 2026 relativamente al forfettario conferma l'attuale limite di ricavi e compensi fissato a 85.000 euro, garantendo stabilità a una vasta platea di operatori economici. Tuttavia, la vera notizia per l'anno d'imposta in corso risiede nella proroga di una deroga cruciale riguardante le cause di esclusione.
Nello specifico, l’art. 1, comma 27 della L. n. 199/2025 interviene sulla lettera d-ter) del comma 57, L. 190/2014. Per tutto il 2026, viene mantenuta a 35.000 euro la soglia relativa ai redditi di lavoro dipendente o assimilati percepiti nell'anno precedente, oltre la quale non è possibile accedere o permanere nel regime.
Senza questo intervento, il limite sarebbe tornato alla soglia originaria di 30.000 euro, restringendo notevolmente il perimetro di applicazione per i contribuenti che svolgono attività mista.
Qual è l'impatto reale per chi supera i 35.000 euro di reddito dipendente?
È importante ricordare che la verifica di tale soglia rimane irrilevante qualora il rapporto di lavoro subordinato sia cessato nel corso del 2025. Restano inoltre invariate le aliquote dell'imposta sostitutiva: il 5% per le startup nei primi cinque periodi d'imposta e il 15% per le attività a regime. Anche il tetto massimo per le spese destinate a lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori è confermato a 20.000 euro lordi. Questa stabilità normativa permette ai commercialisti di pianificare con maggiore sicurezza, evitando l'incertezza dei frequenti cambi di soglia che hanno caratterizzato le scorse legislature.
Taglio cuneo fiscale 2026: come impattano le nuove aliquote IRPEF su imprese e lavoratori?
Un altro tema centrale della manovra riguarda il taglio del cuneo fiscale 2026, che prosegue il percorso di riduzione della pressione fiscale sui lavoratori dipendenti, incidendo direttamente sulla dinamica della busta paga.
L'intervento più rilevante è la trasformazione strutturale della riduzione della seconda aliquota IRPEF, che scende definitivamente dal 35% al 33% per lo scaglione di reddito compreso tra 28.001 e 50.000 euro.
Questa rimodulazione punta a dare respiro alla cosiddetta "classe media", con un risparmio fiscale che può arrivare fino a 440 euro annui per contribuente. Tuttavia, la manovra introduce un meccanismo di sterilizzazione del beneficio per i redditi superiori a 200.000 euro, attraverso una riduzione lineare delle detrazioni per oneri (ad esclusione di quelle sanitarie), al fine di mantenere l’invarianza di gettito per le fasce più alte.
Le aziende devono tenere conto anche della tassazione agevolata sui premi di risultato, che per il biennio 2026-2027 vede l’aliquota ridotta all’1% entro un plafond innalzato a 5.000 euro.
In che modo queste variazioni influenzano il costo del lavoro complessivo?
Per le imprese, la sfida è duplice: da un lato, l'adeguamento dei sistemi payroll alle nuove aliquote; dall'altro, l'opportunità di utilizzare leve di welfare e premialità fiscale per trattenere i talenti, massimizzando il netto in busta senza gravare eccessivamente sul lordo aziendale.
Il ruolo degli strumenti digitali nelle novità fiscali 2026
Il quadro delineato dalla Legge di Bilancio 2026 evidenzia una transizione verso un sistema fiscale più snello e orientato alla crescita, ma introduce al tempo stesso elementi di complessità operativa per commercialisti, consulenti del lavoro e aziende. La combinazione di interventi sul regime forfettario e sul taglio del cuneo fiscale richiede un alto livello di aggiornamento, coordinamento e controllo dei flussi informativi.
In questo contesto, disporre di strumenti digitali avanzati diventa essenziale per gestire in modo efficace le novità per il forfettario nella legge di bilancio 2026. Soluzioni come Genya, progettata per supportare professionisti e imprese nella gestione intelligente dei processi fiscali, offrono un supporto concreto per interpretare le novità normative, automatizzare gli adempimenti e garantire conformità.