Quali sono i punti essenziali da conoscere in merito alla segnaletica di sicurezza sul lavoro?
Con questo articolo il lettore potrà conoscere alcuni punti essenziali:
- la segnaletica va usata quando è necessaria e coerente con il rischio reale;
- la sua efficacia dipende da scelta del segnale, posizione, visibilità e manutenzione;
- il Titolo V del D.Lgs. 81/2008 fornisce la base giuridica, mentre gli standard tecnici, in particolare la ISO 7010, aiutano a uniformare il linguaggio visivo;
- in molti casi occorre distinguere tra segnale di preavviso e segnale nel punto in cui l’obbligo o il divieto diventano operativi;
- la qualità della segnaletica comunica anche in modo implicito il livello di attenzione che l’organizzazione attribuisce alle regole.
I profili tecnici che caratterizzano la segnaletica di sicurezza
La segnaletica va collocata dentro una logica generale sistemica. Prima si interviene con misure tecniche e organizzative: eliminazione o riduzione del pericolo, protezioni collettive, ripari, segregazioni, viabilità interna corretta, procedure chiare. Dopo, quando resta un rischio residuo, oppure quando occorre indirizzare in modo rapido un comportamento, la segnaletica assume una funzione precisa.
Da qui discende anche una regola semplice: la segnaletica deve essere necessaria, non difensiva. L’accumulo di cartelli per eccesso di cautela documentale o per coprire carenze progettuali produce ambienti affollati di messaggi e spesso meno leggibili.
Sul piano tecnico, le categorie principali restano quelle note: divieto, avvertimento, prescrizione, salvataggio e soccorso, antincendio. Forme e colori sono codificati proprio per favorire una lettura rapida. Il divieto richiama il rosso e la forma rotonda, l’avvertimento usa il triangolo giallo, la prescrizione si riconosce nell’azzurro, il salvataggio nel verde, l’antincendio nel rosso. Questo linguaggio convenzionale consente di ridurre i tempi di interpretazione e di orientare la risposta anche in condizioni di fretta o di stress.
Quali standard locali e internazionali disciplinano la segnaletica di sicurezza?
Accanto alla disciplina legislativa, gli standard tecnici internazionali hanno assunto un ruolo sempre più rilevante. La ISO 7010 ha consolidato un repertorio di pittogrammi pensati per essere riconoscibili in contesti e Paesi diversi. Per organizzazioni con più sedi, appaltatori, visitatori o personale internazionale, l’uniformità del linguaggio visivo è utile perché riduce incertezze e interpretazioni locali.
Restano comunque alcune varianti nazionali. Negli Stati Uniti, ad esempio, sono diffusi modelli che danno più spazio alla componente testuale e a formule come danger, warning e caution. Per chi opera in siti multinazionali il è necessario mantenere coerenza interna e verificare che il sistema adottato sia comprensibile per i destinatari reali.
Il tempo del messaggio
Un altro aspetto importante riguarda il tempo del messaggio. In diversi casi il segnale deve arrivare prima del punto in cui scatta il comportamento richiesto. Se un lavoratore deve indossare un DPI prima di entrare in un’area rumorosa, in una zona con rischio di urto al capo o in uno spazio con rischio chimico, il cartello deve comparire lungo il percorso di accesso, in modo da consentire una preparazione concreta.
Poi, nel punto in cui l’obbligo diventa effettivo, lo stesso messaggio va ribadito. Questa distinzione tra preavviso e richiamo nel punto di applicazione migliora molto la qualità della comunicazione.
Conta poi la qualità materiale del segnale. Un cartello funziona se è visibile, leggibile, correttamente orientato rispetto ai flussi, dimensionato in rapporto alla distanza di osservazione e resistente all’ambiente in cui è installato. Polveri, umidità, scolorimento, urti, riflessi, scarsa illuminazione e sovrapposizione con altri messaggi possono ridurne fortemente l’utilità. Anche l’eccesso di segnali crea problemi: quando tutto richiama attenzione, l’attenzione si disperde.
Un caso semplice di applicazione e di comunicazione efficace di sicurezza attraverso la segnaletica
Si pensi a un reparto in cui, oltre una certa soglia, è obbligatorio indossare cuffie antirumore. Una gestione sommaria porta spesso a collocare un solo cartello di obbligo all’interno dell’area. Formalmente la prescrizione è indicata, ma il messaggio arriva tardi: il lavoratore entra, si accorge dell’obbligo e deve tornare indietro oppure prosegue senza adeguarsi.
Una gestione più accurata prevede invece un primo segnale lungo il percorso di accesso, prima del varco o della linea oltre la quale cambia il regime comportamentale. In questo modo chi entra ha il tempo per prendere il DPI e indossarlo correttamente.
Nel punto in cui l’obbligo scatta, il segnale viene ripetuto in modo chiaro e ben visibile. Se l’area è estesa, il richiamo va ripreso nei punti in cui il rischio continua o si rinnova. In questo caso la segnaletica accompagna davvero il comportamento che si vuole ottenere.
Segnaletica di sicurezza per l’uso quotidiano
Per chi gestisce stabilimenti, magazzini, cantieri o uffici, può essere utile porsi alcune domande semplici. Il cartello corrisponde a un rischio reale e attuale? Compare nel punto giusto? Arriva abbastanza presto da consentire il cambio di comportamento? Viene ripetuto dove l’obbligo o il divieto diventano effettivi? È integro, pulito, leggibile e coerente con il resto del sistema?
Molto spesso il miglioramento non passa dall’aggiunta di nuovi segnali, ma dalla selezione di quelli davvero necessari, dalla loro collocazione corretta e da una manutenzione regolare. Per un professionista HSE, la verifica utile resta questa: il segnale aiuta davvero chi lavora a capire subito cosa fare, che cosa indossare, dove andare o cosa evitare? Se la risposta è sì, la segnaletica sta svolgendo bene la sua funzione.