Fisco, Contabilità e PagheCompliance01 agosto, 2022

Come gestire il caldo sui luoghi di lavoro

In un’estate bollente come questa, anche l’attenzione sui luoghi di lavoro deve essere massima. L’impatto delle alte temperature sul corpo, infatti, ossia lo “stress termico ambientale”, è rischioso per tutti, ma in particolare per alcune categorie patologiche, per coloro che operano in ambienti dove non è possibile conseguire le condizioni ottimali di climatizzazione a causa di vincoli produttivi e ambientali, e per chi lavora all’aperto, come nel settore agricolo ed edilizio. Per sensibilizzare sul tema, l'INAIL ha pubblicato un vademecum destinato a lavoratori, datori di lavoro e responsabili di salute e sicurezza, con una serie di informazioni sugli effetti del caldo eccessivo sui lavoratori e le indicazioni per evitare infortuni e malattie.

A seguire anche noi vi aiuteremo a fare un po’ di chiarezza, ricordando che approfondimenti sugli adempimenti giuridici e le norme in materia di climatizzazione sul posto di lavoro sono disponibili nella nostra sezione One HSE, l'innovativa soluzione digitale in materia di sicurezza e igiene sul lavoro, tutela dell’ambiente e igiene degli alimenti, studiata per rispondere alle esigenze professionali di HSE Manager, RSPP e consulenti tecnici.

 1. Perché il caldo fa male e quali rischi si corrono con le alte temperature

Il corpo umano è una macchina, non dissimile sotto certi aspetti dal motore di un veicolo. Per funzionare correttamente deve scaricare il calore in surplus dal suo funzionamento attraverso la traspirazione. Ambienti con parametri climatici non ottimali possono pregiudicare questa capacità del corpo di smaltire il calore in eccesso, provocando reazioni che possono essere lievi – come crampi o dermatiti da sudore -, ma anche gravi come svenimenti, sincopi o colpi di calore che provocano addirittura la morte o incidenti dovuti alla perdita di conoscenza.

2. I soggetti più a rischio

Coloro che soffrono di malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale, asma e broncopneumopatie ostruttive, malattie della tiroide, disturbi psichici e malattie neurologiche. Il medico competente deve essere a conoscenza di queste condizioni e spiegare i rischi che queste persone incorrono lavorando a temperature elevate.

3. Stabilire le regole

Il datore di lavoro deve definire e divulgare in anticipo le regole da seguire. Il responsabile del servizio prevenzione e protezione, assistito se necessario da uno specialista, deve valutare i rischi presenti negli ambienti di lavoro e definire le strategie di protezione da predisporre.

4. Pianificare il lavoro

Le attività che possono esporre i lavoratori a temperature elevate devono essere sempre rinviate ad una stagione più fresca. Se questo non è possibile, è necessario stabilire orari che evitino le ore più calde della giornata e che prevedano frequenti interruzioni per il riposo e l’idratazione. Chi viene da aree più fresche o riprende a lavorare dopo ferie o altre assenze, deve essere esposto al calore gradualmente per consentirgli di acclimatarsi alle nuove condizioni: possono essere necessari da 7 a 14 giorni.

5. Organizzare l’ambiente

I luoghi di lavoro all’aperto, laddove possibile, devono essere ombreggiati e protetti dall’irraggiamento solare. Almeno in prossimità devono essere sempre predisposte aree ombreggiate e raffrescate dove i lavoratori possono trascorrere le pause ed idratarsi allo scopo di mantenere il corretto equilibrio idrosalino. È consigliabile consultare il medico competente per definire dotazioni adeguate di bevande.

6. Proteggere le persone

I lavoratori che operano all’esterno devono indossare capi di vestiario leggeri, traspiranti, di colore chiaro e di fibre naturali, e copricapi con visiera o a tesa larga. Per proteggersi dai raggi solari ultravioletti è necessario coprirsi e/o usare creme barriera per proteggere la pelle esposta. È necessario promuovere l’utilizzo di occhiali da sole con filtri UV.

7. Informare le persone

I lavoratori devono essere informati sui pericoli a cui sono esposti per l’elevato calore. Devono sapere che è necessario bere circa un litro d’acqua ogni ora e seguire un regime alimentare ricco di frutta e verdura per mantenere una corretta idratazione, evitando cibi ricchi di grassi e sale che rallentano la digestione e predispongono allo stress da caldo.

8. Prepararsi (seriamente) alle emergenze

È importante assegnare a una persona il controllo delle condizioni climatiche e lavorative, e far sì che i lavoratori rispettino le regole definite dall’azienda.

Nelle ore più calde della giornata i lavoratori all’esterno devono essere sempre almeno in coppia, in modo da tenere sotto controllo le reciproche condizioni fisiche ed attivare eventualmente le procedure di emergenza in caso di malore. Tutti devono essere consapevoli di come comportarsi in caso di malore: chi si sente male deve essere portato in un posto all’ombra e ventilato, rinfrescato con spruzzi d’acqua e deve assumere liquidi. Occorre evitare eroismi: un colpo di calore può avere un decorso rapidissimo e provocare danni anche agli altri colleghi. Lo stato confusionale derivante dal caldo, ad esempio, richiede l’immediata assistenza medica. 

 

*Questo contributo è curato da Antonio Pedna, architetto, Tech IOSH, AIEMA, AICW, socio AIAS, consulente di direzione esperto in qualità, sostenibilità, sicurezza e ambiente
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