Avvocato MyWeb
Legale06 aprile, 2021

Avvocati e web marketing: dal passaparola al sito internet professionale

La rete è ormai parte integrante e indispensabile delle nostre vite.
Ognuno di noi possiede almeno un dispositivo elettronico (smartphone, tablet o pc), che utilizza non solo per lavoro ma anche per le comuni operazioni quotidiane: telefonare, fare acquisti, pagare le bollette, vedere un film o ascoltare musica, sono solo alcune delle attività che oggi è possibile svolgere in rete.
Mentre per alcuni la presenza online non è un’effettiva necessità, quanto piuttosto uno status symbol per sentirsi al passo con i tempi, per i professionisti si tratta ormai di un’esigenza fondamentale.
Il web garantisce infatti l’accesso ad una quantità pressoché infinita di risorse, spesso gratuite o comunque a basso costo, ma anche il contatto con altri professionisti, oltre ad una visibilità immediata.
Tra i vantaggi maggiormente apprezzati della rete vi è proprio la possibilità di utilizzarla come strumento di marketing: si tratta infatti di un canale sicuramente più economico e ad ampissimo raggio rispetto ai tradizionali mezzi pubblicitari.
Un risvolto che però non tutti i professionisti hanno potuto apprezzare in egual misura.
Fino al 2015 l’utilizzo della rete a scopo di marketing era infatti precluso agli avvocati, che scontavano le limitazioni contenute nell’originario Codice Deontologico Forense.
Il solo mezzo per farsi conoscere era quindi il classico passaparola o tuttalpiù la creazione di un proprio sito internet, soggetto però a vincoli stringenti, sia di ordine tecnico che strettamente deontologico.
Il sito doveva infatti riferirsi unicamente al professionista, senza ulteriori riferimenti commerciali o pubblicitari, quindi senza reindirizzamenti diretti o anche solo realizzati tramite strumenti di collegamento interni o esterni.
La forma e il contenuto del sito dovevano poi essere preventivamente comunicati al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, pena l’irrogazione della sanzione disciplinare della censura.
La progressiva liberalizzazione di molti settori, la crisi economica e l’erosione, da parte di altri professionisti, dell’area un tempo di esclusivo appannaggio forense, hanno contribuito ad un lento ma decisivo mutamento di prospettiva.
Si è fatta strada la consapevolezza, recepita anche a livello normativo, che l’avvocato, come qualsiasi imprenditore, deve potersi distinguere ed emergere rispetto ai colleghi, ampliando i propri canali di comunicazione e visibilità.
A seguito della modifica dell’art. 35 del Codice Deontologico Forense, oggi l’avvocato può fornire informazioni sulla propria attività professionale “quali che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse” e purchè rispetti i doveri deontologici e i principi di dignità e decoro della professione.
Caduti i limiti legati alla scelta del mezzo informativo, la presenza degli avvocati in rete è quindi aumentata a dismisura e con essa il desiderio di sfruttare le risorse che il web mette a disposizione: il tutto tenendo ovviamente ben presenti i canoni deontologici che connotano l’avvocatura.
Soprattutto i siti internet restano uno dei mezzi più utilizzati dai professionisti legali per veicolare informazioni sulla propria attività; d’altronde è anche vero la creazione di un sito da parte di web agencies e programmatori ha costi non sempre accessibili a tutti.
Questo è il principale motivo per cui molti avvocati decidono di non avere un proprio sito internet, rinunciando del tutto alla presenza online o affidandosi unicamente ai social, che tuttavia hanno un target più specifico, spesso non in linea con quello legale.
In realtà creare un sito internet professionale, in proprio e a costi contenuti non è un’impresa impossibile, anche per chi ha scarse competenze tecnologiche.
Le alternative disponibili sono diverse, l’importante è che il professionista abbia ben chiaro il target di riferimento e il livello di funzionalità prescelto.
Una volta creato il sito internet è opportuno promuoverlo, favorendone l’indicizzazione e un buon posizionamento sui motori di ricerca: se l’obiettivo è il marketing non basta infatti creare un buon sito ma è necessario che riesca a far presa su un pubblico quanto più possibile ampio e in linea con gli standard desiderati.
È per questo che alla gestione del sito si affianca sempre più di frequente un’attività di monitoraggio del traffico dati, in modo da ottenere un feedback immediato sull’andamento dell’attività in rete, evidenziandone criticità e punti di forza.
Dal monitoraggio, attraverso l’uso di strumenti appositi, si ricavano infatti informazioni ulteriori, decisamente più complesse e specifiche, come la fascia di età e il sesso dei visitatori, la loro provenienza geografica, gli interessi e le abitudini di acquisto e il livello di interazione con i contenuti e i servizi offerti.
L’input è dato dal recente intervento di riforma del Codice Deontologico Forense e dall’impatto che ha avuto sull’avvocatura.
Seguono alcuni spunti operativi a vantaggio di quanti intendono cimentarsi in proprio nella creazione di un sito internet professionale, per poi concludere con una breve panoramica sugli strumenti di monitoraggio del traffico dati, risorse preziose per saggiare il livello di performance del proprio sito o di quelli concorrenti.