Legale Aggiornatoagosto 02, 2021

Gestione HSE e tool digitali: come coordinare la sicurezza in mobilità?

L’articolo è aggiornato al 16 luglio 2026

L’esperienza 2020-2022 ha accelerato processi che erano già in incubazione da tempo. Oggi quella fase appartiene alla storia recente: lavoro ibrido, gestione documentale in cloud, collaborazione su piattaforme condivise e uso di applicazioni mobili sono diventati strumenti ordinari di coordinamento. Per l’HSE il punto si è spostato dalla possibilità tecnica di lavorare a distanza alla qualità organizzativa del presidio: tracciabilità delle decisioni, accesso alle informazioni, tempestività delle segnalazioni, integrazione tra attività sul campo e funzioni di supporto.

Gestione dei processi in modalità ibrida: quali conseguenze per la formazione?

La possibilità di fare videoconferenze resta l’aspetto più visibile di questa evoluzione. Anche questi strumenti erano disponibili da anni, ma venivano utilizzati in modo episodico, quando proprio non c’era alternativa.

L’uso diffuso degli ultimi anni ha consolidato soluzioni molto sofisticate, a prezzi accessibili, che rendono possibile l’esecuzione di vere attività di gruppo: lavoro condiviso sui medesimi documenti, lavagne digitali, repository comuni, sistemi LMS, strumenti per esercitazioni e raccolta dati. La formazione HSE può così alternare sessioni sincrone, moduli asincroni, project work, simulazioni e follow-up, con formati più brevi e frequenti rispetto alla tradizionale mezza giornata in aula.

Le videoconferenze hanno consentito di relazionarsi con i colleghi e di sostituire molte riunioni, ma hanno avuto ricadute ancora più ampie nel mondo della formazione. Il tema attuale riguarda la scelta consapevole del formato: presenza, remoto, modalità blended, addestramento operativo, esercitazioni guidate e verifica dell’apprendimento devono essere combinati in funzione degli obiettivi didattici e dei rischi da governare.

La decisione di frequentare fisicamente un corso o un seminario continua ad avere ricadute organizzative rilevanti nella gestione del tempo del professionista: prenotazione, pianificazione dell’itinerario, gestione dei tempi di viaggio, costi diretti e indiretti. Per anni questi elementi hanno contribuito a definire la “taglia” del corso, che difficilmente scendeva sotto la mezza giornata per giustificare l’impegno correlato.

Con la formazione online, una parte del tempo dedicato alla preparazione della frequenza si è ridotta in modo stabile. Si sono così affermati formati più modulari, con sessioni di durata contenuta, frequenza più serrata e maggiore possibilità di mantenere nel tempo il contatto con i partecipanti.

Gestione HSE e tool digitali: come procede la digitalizzazione in Italia?

Malgrado il personal computer sia diventato uno strumento di lavoro comune da oltre venticinque anni, e i software gestionali per la sicurezza siano disponibili almeno da altrettanto, la digitalizzazione HSE ha avuto a lungo un andamento disomogeneo. La fase pandemica ha funzionato da catalizzatore; oggi, però, il tema è la maturità dei processi digitali, non la semplice adozione degli strumenti.

Il riferimento è oggi quello del Digital Decade 2030, che monitora infrastrutture digitali, competenze, servizi pubblici digitali e adozione di tecnologie avanzate da parte delle imprese. Per le organizzazioni, questo significa passare da applicativi isolati a sistemi capaci di integrare documenti, audit, sopralluoghi, segnalazioni, near miss, azioni correttive, dati ESG, gestione degli appaltatori e scadenze autorizzative.

Gli applicativi di ultima generazione sono ormai entrati nella gestione ordinaria di molte aziende. Le interfacce sono più semplici e flessibili, l’uso da tablet e smartphone è più naturale e le reti mobili consentono di lavorare direttamente dal campo. Questo riduce alcune barriere operative, ma non elimina i problemi di competenza, qualità del dato, coerenza dei flussi e responsabilità organizzativa.

Molte aziende sono passate dalla fase dell’adozione alla fase dell’integrazione. Evitare doppie registrazioni, definire chi è proprietario del dato, stabilire quali evidenze sono valide, proteggere gli accessi, governare notifiche e tempi di risposta sono aspetti decisivi per trasformare un software in uno strumento effettivo di controllo HSE.

Sistemi di realtà virtuale al servizio della formazione per simulare ambienti pericolosi, come spazi confinati

Negli ultimi anni sono cresciuti anche gli investimenti in realtà virtuale e realtà aumentata. Il termine realtà virtuale, anche VR, definisce vari modi di simulazione di situazioni reali mediante l’utilizzo di computer e interfacce appositamente sviluppate. I campi di applicazione possono essere, ad esempio, la formazione, la progettazione e la preparazione di attività operative complesse.

Sono già diverse le organizzazioni che hanno messo sul mercato corsi nei quali la realtà virtuale viene utilizzata per simulare ambienti pericolosi, come spazi confinati, senza esporre il discente a un pericolo reale. La VR può essere utile anche in scenari nei quali la complessità viene gestita dal formatore, per mettere alla prova capacità di osservazione, riconoscimento dei pericoli, comunicazione e reazione.

Questi strumenti sono particolarmente utili quando l’addestramento reale comporterebbe costi elevati, fermi impianto o esposizioni non necessarie. La loro efficacia dipende però dal collegamento con procedure, ruoli, competenze attese, verifica dell’apprendimento e successivo addestramento pratico.

Progettazione immersiva e realtà aumentata per interventi di controllo e manutenzione da remoto: alcuni esempi di applicazione di tool digitali alla gestione HSE

La progettazione immersiva è anch’essa una realtà disponibile in commercio, dove progettisti e tecnici possono interagire con i progetti attraverso esperienze interattive in tempo reale. Come realtà aumentata, invece, si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni rese disponibili dagli strumenti utilizzati: cellulari, tablet o visori.

La realtà aumentata è uno strumento dello smart manufacturing e può fornire agli operatori informazioni su come interagire con l’ambiente reale, proiettandole direttamente nel loro campo visivo. All’incrocio tra realtà virtuale, realtà aumentata, sensoristica, wearable, digital twin e piattaforme di ticketing, alcune aziende utilizzano ormai strumenti di controllo, manutenzione assistita e supporto tecnico da remoto.

Già da tempo, gli interventi pericolosi nelle centrali nucleari venivano eseguiti da dispositivi robotici controllati da operatori in postazioni sicure. Oggi gli operatori in loco possono mostrare la scena delle operazioni, attraverso visori o dispositivi mobili, a specialisti remoti che li guidano con istruzioni vocali, immagini, check-list digitali o informazioni proiettate nel campo visivo.

La fase attuale aggiunge un ulteriore elemento: l’intelligenza artificiale applicata all’analisi dei dati, alla manutenzione predittiva, alla classificazione delle segnalazioni e al supporto decisionale. In ambito HSE questi strumenti richiedono governance: tracciabilità, supervisione umana, qualità dei dataset, protezione dei dati, cybersecurity e chiarezza sulle responsabilità.

La trasformazione digitale entra così nella gestione del rischio aziendale, specialmente quando gli strumenti incidono su sicurezza, infrastrutture, monitoraggio del lavoro o decisioni organizzative.

Il beneficio nasce quando la digitalizzazione rende il sistema HSE più leggibile, tempestivo e verificabile. Per questo la scelta del software dovrebbe arrivare dopo la progettazione dei flussi: responsabilità, autorizzazioni, dati minimi, tempi di risposta, criteri di escalation e metriche di efficacia. Solo così i tool digitali diventano strumenti di coordinamento reale della sicurezza in mobilità.

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Architetto | Consulente aziendale su qualità, sostenibilità, salute e sicurezza (QHSE)

Architetto, Tech IOSH, AIEMA, AICW, socio AIAS, consulente di direzione esperto in qualità, sostenibilità, sicurezza e ambiente.

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