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Finanza e GestioneFisco, Contabilità e Paghe30 agosto, 2018

Smart working: gestire le nuove modalità lavorative

Lavorare fuori dall’ufficio, in casa o altrove, con ritmi più o meno canonici e orari su misura, è davvero un’opportunità allettante.
Ma, come tutte le innovazioni che interessano strutture complesse come le abitudini di lavoro, porta con sé anche alcune difficoltà legate alla gestione di tempi, orari e retribuzioni.

Smart working: i tool “tecnici”

In Italia, sono già 250.000 le persone che scelgono di lavorare per una parte del proprio tempo lontano dallo spazio tradizionale.
Nella categoria degli smart worker rientra oggi il 7% di impiegati, quadri e dirigenti e crescono anche i freelance la cui quasi metà, va detto, fa parte della generazione dei Millennials, una generazione di persone abituate a una modalità di esistenza più fluida e a un rapporto più stretto e diretto con le nuove tecnologie.

Il lavoro da remoto è una mera modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, non una nuova tipologia contrattuale, quindi non fa venir meno la subordinazione e i connessi poteri del datore di lavoro. Per regolarità amministrativa, il ricorso allo smart working va stabilito mediante un accordo nel quale vanno indicati i tempi di riposo e le modalità di disconnessione dagli strumenti di lavoro.
La mancanza di “vincoli di orario” riguarderà solo la collocazione nella giornata delle ore di lavoro e non la loro quantità complessiva.

E la retribuzione dello smart worker?

Il trattamento economico e normativo del lavoratore da remoto non deve essere inferiore a quello applicato nei confronti dei lavoratori che svolgono le stesse mansioni in azienda.
Stessa cosa vale per gli incentivi fiscali e contributivi riconosciuti per gli incrementi di produttività ed efficienza.

Anche la strumentazione fornita deve essere regolamentata in anticipo: il dipendente deve sapere come funziona e come sono fatti i controlli nel rispetto delle norme sulla privacy.

La policy sui controlli a distanza deve contenere:

  • una descrizione degli strumenti e delle regole di utilizzo
  • i comportamenti non tollerati e le conseguenze in caso di violazione
  • se è possibile usare gli strumenti per ragioni personali (misura e modalità)
  • l’indicazione dei dati conservati e dei soggetti abilitati ad accedervi
  • le modalità e tempi di conservazione dei dati
  • le modalità, le ragioni e la frequenza dei controlli.

Per quanto riguarda salute e sicurezza, il datore di lavoro deve consegnare un’informativa scritta sui rischi generali e specifici connessi alla particolare modalità di svolgimento del rapporto.

Il lavoratore è tutelato contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione resa all’esterno dei locali aziendali.

Smart working: le soft skill

Per lavorare in remoto ci sono anche alcune abilità che prescindono gli aspetti contrattuali e che vanno sviluppate se si vuole avere successo a lavoro.

Vediamo le cinque principali:

  1. concentrazione e organizzazione: fuori dall’ufficio nessuno monitora il nostro lavoro se non noi stessi. Essere concentrati e organizzati è fondamentale
  2. capacità di comunicazione: rimanere in contatto con i propri colleghi e clienti è un must, per non perdere informazioni importanti in primis, ma anche per non sentirsi isolati
  3. puntualità: valutare le priorità dei propri impegni e distribuire in maniera attenta risorse ed energie è l’unico modo per evitare un burnout
  4. indipendenza e flessibilità: prendere le proprie decisioni autonomamente e risolvere i problemi quando si presentano
  5. capacità di stabilire i limiti: quando la casa è l’ufficio, anche l’ufficio è la propria casa, per questo è determinante stabilire dei confini.

Lo smart working, come dicevamo all’inizio, è un tipo di lavoro allettante perché prevede una buona conciliazione di vita e lavoro.

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