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Fisco, Contabilità e PagheComplianceFinanza e Gestione16 aprile, 2020

Nuovo Codice anti-crisi per le imprese: facciamo chiarezza!

Cosa succede quando un’impresa fallisce? Il primo “mito” da sfatare è che un fallimento non rappresenta un problema solo per i diretti interessati, ma anche per l’economia. Ecco perché c’è bisogno di chiarezza, e di informazione, sempre.

Il nuovo Codice anti-crisi riforma la legge fallimentare e le procedure concorsuali per scongiurare il fallimento delle imprese quando cominciano a manifestarsi i primi segnali di difficoltà. L’obiettivo è quello di salvare le aziende e con esse i posti di lavoro e anche i diritti dei creditori. E se è vero, com'è vero, che le parole sono importanti, la prima grande novità della nuova legge, “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza” (Decreto Legislativo 12 gennaio 2019, n. 14) è stata quella di aver abolito la parola “fallimento” dai testi giuridici. Al suo posto sono stati introdotti termini specifici per definire le fasi della crisi d’impresa, fino alla “liquidazione giudiziale” che sostituisce il fallimento per come è stato inteso fino a oggi.

Ma quali sono le novità del nuovo decreto legislativo?

  • Chiarire la nozione di crisi, sostituendo all’espressione “difficoltà” quella di “squilibrio” e ridefinendo il cosiddetto “indice della crisi”, in modo da renderlo maggiormente descrittivo di una situazione di insolvenza reversibile piuttosto che di una situazione di predizione di insolvenza;
  • Riformulare le norme riferite alle situazioni in presenza delle quali è possibile presumere lo svolgimento, da parte di un’impresa, dell’attività di direzione e coordinamento;
  • Chiarire la nozione di gruppo di imprese, precisando che sono esclusi dalla definizione normativa oltre che lo Stato anche gli enti territoriali;
  • Ridefinire le “misure protettive” del patrimonio del debitore;
  • Rendere più stringenti le norme relative alla individuazione del componente degli “Organismi di composizione della crisi d'impresa” (OCRI) riconducibile al debitore in crisi.

In parole più semplici, perché è stato fatto questo decreto?

  • Per consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese;
  • Per salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa;
  • Per orientare a una prospettiva di risanamento dell’impresa e comunque del più elevato soddisfacimento dei creditori;
  • Per consentire all’imprenditore di disporre di un buon numero di alternative per affrontare una situazione economica sfavorevole e presidiare maggiormente i creditori sociali;
  • Per l’obbligo di istituire un assetto contabile e organizzativo in grado di rilevare tempestivamente la crisi e la perdita della continuità aziendale (art. 2086 cc);
  • Per istituire un sistema di allerta che possa consentire la pronta emersione della crisi (segnalazione ad organismi chiamati OCRI) e relativa definizione e gestione di un piano industriale e di rientro.

Siamo in presenza di un vero e proprio “salto culturale”: dalla medicina che cura la malattia, alla medicina che ne previene i sintomi.

Ma cosa può fare il tuo studio commercialista in tutto questo? Beh, può fare molto, fornendo un servizio puntuale, aggiornato, intelligente e collaborativo del business del tuo cliente in modo da riconoscere, o meglio, prevenire anche solo i primi sentori di crisi. Ricorda sempre che se il business dei tuoi clienti è in sicurezza, anche il tuo business di consulente lo è, e anzi, può crescere ancora di più.

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