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Legale14 ottobre, 2021

I tre pilastri della compliance aziendale

Il contributo di seguito è scritto da Marco Martorana, avvocato del foro di Lucca e autore di numerosi contributi pubblicati su Altalex.com, il portale Wolters Kluwer dedicato all'informazione quotidiana per i professionisti del diritto.

Il D. Lgs. n. 231/2001 ha introdotto nell’ordinamento italiano una responsabilità personale e diretta delle persone giuridiche per una serie di reati commessi nell'interesse o a vantaggio dell’ente da parte di determinati soggetti che ne fanno parte a vario titolo ai sensi del Capo I, Sezione I del decreto.

Tuttavia, la normativa ha avuto bisogno di integrazioni successive alla sua entrata in vigore, ed è il caso dei reati di riciclaggio e corruzione, due dei principali illeciti commessi nell’interesse di una società. Il reato di riciclaggio nel sistema 231 è stato introdotto con l’art. 63 del D.Lgs. n. 231/2007, mentre per il reato di corruzione l’ultimo aggiornamento normativo è sopraggiunto con la L. n. 3/2019 (c.d. Legge Spazzacorrotti), dopo che la L. n. 190/2012 (c.d. Legge Anticorruzione) aveva introdotto il reato di corruzione tra privati fra quelli sanzionati dal D. Lgs. n. 231/2001 (art. 25 ter).

Corruzione e riciclaggio nell’ambito del Sistema 231

Il reato di riciclaggio è commesso da chiunque sostituisca o trasferisca denaro, beni o altre utilità provenienti da un delitto non colposo - c.d. reato presupposto - ovvero compia altre operazioni per ostacolare lidentificazione della provenienza delittuosa di tali risorse (art. 648 bis c.p. e art. 25 septies del D. Lgs. 231/2001). È quindi necessario che vi sia un precedente delitto e delle utilità, che non sono solo gli incrementi patrimoniali, ma anche tutto ciò che costituisce il frutto di attività illecite e che impedisce un impoverimento.

Parzialmente diverso è l’autoriciclaggio, ossia la condotta di chi, dopo aver commesso un delitto non colposo, impieghi, sostituisca, trasferisca in attività economiche il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dal delitto (art. 648 ter 1 c.p. e art. 25 octies del D. Lgs. 231/2001).

La corruzione - fattispecie criminosa ben più nota - è sanzionata dal D. Lgs. 231 in diverse sfaccettature oltre a quella “tradizionale” concernente il pubblico ufficiale che riceve indebitamente, per sé o un terzo, denaro o altre utilità per svolgere la sua funzione (art. 318 c.p. e art. 25 D. Lgs. 231/2001). Inoltre, dal 2012 gli enti possono risultare responsabili anche in caso di corruzione tra privati ex art. 2635 c.c., che sanziona soggetti apicali, amministratori, sindaci o liquidatori di società o enti privati che sollecitino o ricevano, per sé o per altri, denaro o altre utilità non dovuti, o ne accettino la promessa per compiere od omettere atti in violazione dei loro obblighi.

Ora, vediamo bene che, per gli interessi economici sottesi alle condotte sopracitate, i reati di riciclaggio e corruzione, nelle loro diverse forme, possono facilmente essere commessi nell’ambito di una società, e la cronaca giudiziaria ne è testimone. Di conseguenza, diventa importante per qualunque azienda avere un sistema interno capace di prevenire tali ipotesi.

Come prevenire?

Il ruolo fondamentale è rivestito dal Modello di organizzazione e gestione (MOG). Infatti, solo un MOG ben predisposto, aggiornato e periodicamente affidato al controllo dellOrganismo di Vigilanza (OdV), consentirà allente di prevenire i reati sanzionati dal D. Lgs. n. 231/2001 o - in caso di commissione dell’illecito - di non risponderne personalmente. L’adozione di un MOG efficace diventa importante a maggior ragione alla luce del comma 5-bis dell'art. 25, che introduce una sorta di ravvedimento operoso, prevedendo l'applicazione di sanzioni interdittive in misura ridotta se "prima della sentenza di primo grado l'ente si è efficacemente adoperato per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l'individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite e ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l'adozione e l'attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi".

Inoltre, il MOG dovrebbe essere dotato di una pluralità di canali per effettuare le dovute segnalazioni di condotte illecite all’interno dell’azienda, di cui almeno uno alternativo e a carattere informatico.

Novità ulteriori sono state introdotte con L. n. 179/2017 recante norme a tutela dei c.d. whistleblowers, i segnalatori di illeciti.  Il MOG deve infatti essere integrato da misure per tutelare lidentità del segnalante, con particolare riferimento al divieto di atti di ritorsione o discriminatori - diretti o indiretti - nei suoi confronti, oltre a sanzioni a carico di chi viola le misure di tutela del whistleblower e di chi, invece, effettua segnalazioni che si rivelano infondate. Il tutto in un’ottica di incoraggiamento a tutelare l’integrità dell’azienda da parte di tutti i membri.

In buona sostanza, la normativa in materia è piuttosto ricca, e fornisce a tutte le aziende gli strumenti necessari per prevenire gli illeciti al suo interno, escludere la propria responsabilità e, di conseguenza, evitare ripercussioni sulla propria salute finanziaria e reputazionale. 

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